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Diritto di voto per i fuorisede

Quasi cinque milioni di persone che studiano, lavorano o si curano lontano dalla propria città di residenza rischiano di non poter votare al referendum. Non per disinteresse, non per scelta, ma perché il governo ha deciso di non rimuovere un ostacolo evidente, concreto, ingiusto.

La maggioranza ha bocciato gli emendamenti che avrebbero permesso ai fuorisede di votare dove vivono oggi. Una scelta politica precisa, che colpisce soprattutto giovani, lavoratori precari, chi è costretto a spostarsi per costruirsi un futuro o per ricevere cure. Dire a queste persone “tornate a casa o rinunciate” significa trasformare un diritto costituzionale in un privilegio per chi può permetterselo.

Il diritto di voto non può dipendere dal costo di un treno, da un turno di lavoro perso o da centinaia di chilometri da percorrere. Questa non è una disattenzione tecnica, è un segnale grave su che idea di partecipazione ha questo governo: meno persone votano, meglio è.

Il PD di Carpi denuncia con forza questa decisione e chiede che si torni subito a garantire il voto ai fuorisede. La democrazia si difende allargando la partecipazione, non restringendola. O si crede davvero nel diritto di voto di tutte e tutti, oppure lo si sta svuotando pezzo dopo pezzo.



 
 
 

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